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Ancora Ko, ma l'Italia è tornata

E 16: 16 confronti, 16 sconfitte. Ma al Flaminio, come nel 2008, va in scena un'Italia gagliarda, generosa, noncurante della differenza nel ranking. Vince l'Inghilterra 17-12, che non è il passivo più stretto di sempre - quello, per l'appunto, risale al Sei Nazioni 2008 (19-23) - ma è figlio di una reazione.
La risposta migliore dopo la batosta irlandese e una settimana intera trascorsa alla Borghesiana a studiare al video la prestazione di Croke Park per poi, sul campo, dimenticarla. Obiettivo raggiunto: in partita touche migliorata, mischia nuovamente in palla e i primi cinque uomini ad offrire pane durissimo per i denti degli omologhi in maglia bianca. Ma ce ne vuole per carburare. Dopo due touche consecutive perse, infatti, arriva il fallo con cui Wilkinson punisce gli azzurri al 10': 0-3.
E' un avvio difficile, prima che l'Italia prenda quota, sicurezza, confidenza. Che anche la difesa salga in cattedra. Come quando Garcia, al 16', stende Monye lanciato a meta.
Stupisce l'Italia, ma stupisce anche il baronetto Wilkinson che sbaglia due calci che gridano vendetta. Segno che anche agli dei tremano le gambe.
In chiusura di tempo, prima Bergamirco, poi il baronetto di cui sopra totalizzano dalla piazzola un 6-6 impensabile una settimana fa.
Peccato soltanto per la meta che apre i giochi nella ripresa. Circolazione di palla a mille all'ora tra Armitage, Monye e Tait, che con le magie delle due frecce nere si ritrova a spasso per la nostra area di meta. Da applausi.
E' 6-11 e, tanto per completare l'elenco dei segni negativi, Mallett perde prima Tebaldi (un altro rispetto a Dublino, più preciso) poi per ferita sanguinanteMasi (che rispetta in pieno i compiti: essere presente in difesa contro Monye, guidare l'assalto in attacco). Come se non bastasse, la mischia perde un puntello essenziale come Castrogiovanni, ammonito.
Arrivano altri 3 punti di Wilkinson e il 6-14 sul tabellone è il premio peggiore per un gruppo che sembra sulle gambe, esausto.
Eppure la difesa è presente, contiene, e nella metà campo inglese si raccolgono anche 6 punti che valgono un fantascientifico -2.
Dicevamo di Wilkinson, imperfetto dalla piazzola sebbene quell'ora e mezza trascorsa nel team's run di sabato a calciare da qualsiasi posizione, ma al solito l'uomo su cui puntare nel momento del bisogno che ripaga la fiducia infilando il drop del 12-17.
Bortolami e soci potrebbero chiudere in attacco se non si perdesse una touche a centrocampo. L'Inghilterra ringrazia e tira un sospiro di sollievo. I 33.000 del Flaminio riservano un applauso speciale agli azzurri. Così lontani dall'elite mondiale eppure così vicini...

Roma, Stadio Flaminio – 14/2/2010
Sei Nazioni 2010, seconda giornata
ITALIA – INGHILTERRA 12-17 (6-6)
Italia: Luke McLean; Andrea Masi (18' s.t. - 27' s.t. Robertson), Gonzalo Canale, Gonzalo Garcia (44' s.t. Robertson), Mirci Bergamasco; Craig Gower, Tito Tebaldi (16' s.t. Canavosio); Alessandro Zanni, Mauro Bergamasco, Josh Sole (25' s.t. Perugini, 36' s.t. Derbyshire); Marco Bortolami, Quintin Geldenhuys; Martin Castrogiovanni, Leonardo Ghiraldini (capitano), Salvatore Perugini (17' s.t. Aguero). All.: Nick Mallett.
Inghilterra: Delon Armitage; Mark Cueto, Mathew Tait, Riki Flutey, Ugo Monye; Jonny Wilkinson, Danny Care (43' s.t. Hodgson); Nick Easter, Lewis Moody (40' s.t. S. Armitage), James Haskell; Steve Borthwick (capitano), Simon Shaw; Dan Cole (30' s.t. Wilson), Dylan Hartley (36' s.t. Thompson), Tim Payne (24' s.t. Mullan). All.: Martin Johnson.
Arbitro: Berdos (Francia)
Marcatori: 10' c.p. Wilkinson (0-3), 12' e 36' c.p. Mi. Bergamasco (6-3), 44' c.p. Wilkinson (6-6); s.t.: 6' m. Tait (6-11), 23' c.p. Wilkinson (6-14), 30' e 37' c.p. Mi. Bergamasco (12-14), 42' d. Wilkinson (12-17)
Note: al 22' giallo a Castrogiovanni; man of the match: Zanni.

14 / 02 / 2010





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