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Cari voi, Mallett non cammina sulle acque

No, Nick Mallett non cammina sulle acque. Anzi a malapena riesce a dribblare le pozzanghere. Scalogna delle scalogne, alla vigilia di Italia - Galles, non ha ricevuto nemmeno l'apparizione del fantasma formaggino o di chissà quale zia ricca. Piuttosto in 48 ore e mezza (ossia nei due giorni che hanno preceduto la partita, più la mezz'ora iniziale del match stesso) ha perso ben 5 titolari. Oltre a Parisse... Fantozzi, almeno, smaltita la nuvoletta dell'impiegato vedeva apparire l'Arcangelo Gabriele sulla traversa.
E allora dagli con le mazzate. Fino a dire che è tutta colpa sua quell'ennesimo ultimo posto al Sei Nazioni. (A proposito: non è cucchiaio di legno! E non ciurlate nel manico con la storia del whitewash. Quest'ultimo l'hanno inventato gli inglesi con la nascita del Sei Nazioni per avere una scusa in più per prendere per il sedere gli italiani. Il "cucchiaio" che si rispetti, quello leggendario del Cinque Nazioni, se lo becca chi le perde tutte!)
A Dublino, Mallett non ha certo fatto la figura della mamma dei Gracchi. Quelli scesi in campo erano tutto fuorché gioielli, con le gambe a fare "giacomo-giacomo" al cospetto dell'Irlanda reduce dal Sei Nazioni. "Le cose stanno così? - ha tuonato allora il tecnico ai suoi - Beccatevi la Tv".
E così, al raduno della Borghesiana, gli occhi degli azzurri sembravano quelli del panda del WWF. Ore e ore a studiare gli errori al video e, negli intervalli, subire i cazziatoni formato famiglia dello stesso Mallett, di Troncon e Orlandi. Nel pomeriggio, schiumare sul campo era quasi una liberazione.
"Ma quale sconfitta onorevole, qua dobbiamo vincere", riporta ad ogni Ko al Sei Nazioni qualche quotidiano dove il rugby si studia sui calendari adamitici. Fiumi e fiumi di inchiostro a mettere su carta pugnette mentali sul riff di "Ma dove dobbiamo andare", "Ma perché continuiamo con 'sto rugby", "Ma quanto siete coglioni ad intortarvi di birre dopo che la vostra nazionale ha perso" e compagnia cantando. Vuoi questa stampa, vuoi gli 80.000 di San Siro, vuoi che a volte in tv tira più un rugbista che la tettona di un reality, vuoi che l'Irb attende da anni i nostri progressi, ma vuoi soprattutto l'orgoglio, gli azzurri si sono messi sotto e hanno sudato come mondine in una risaia.
Risultato: agli inglesi, incontrati dopo l'Irlanda, la trasferta nella Capitale per poco non costava l'osso del collo. Memorabile la faccia di Martin Johnson a fine gara, la reclame della candeggina.
Poi è venuta la vittoria contro la Scozia. Prestazione da incorniciare. "Solo con la difesa non si può sempre vincere", ci hanno coglionato il giorno dopo quelli del "Midi Olympique". Già, ma intanto difendi, guadagni bastimenti di palloni grazie anche ad alcuni giocatori che non hanno mai sentito nemmeno il profumo del rugby di alto livello. L'attacco? Prova tu a costruirne uno degno di tal nome se tutto ciò che può offrirti il campionato italiano sono piedi neanche troppo veloci, autentici laterizi quando si tratta di calciare. Cerca tu di fronteggiare il monster rugby dei centri alla Bastareaud gettando pesi piuma nelle fauci dei leoni. Quanto credi di poter durare nella benedetta Celtic League se tutto ciò che hanno da produrre le squadre più ricche del nostro campionato è un mucchio nemmeno tanto selvaggio di equiparabili?
Tempo fa, un giocatore neozelandese che milita in una storica società italiana, ebbe a dichiarare ad un giornalista suo connazionale: "Certo che mi trovo bene in Italia. Campo di rugby e vivo nella città più bella del mondo". Se hanno fortuna, i nostri Under 20 sono titolari in Serie A (fenomeno Edoardo Gori del Prato escluso). Tutto questo mentre le accademie rimangono armi caricate a salve, nel senso che nessuno ha ancora capito come far fruttare al meglio il prezioso raccolto.
Torniamo al Sei Nazioni. Agli azzurri - beh, a chi ne fosse in grado - è stato detto "Calcia!" E quelli a calciare, tanto che McLean sarà provinato nella Santegidiese e Tebaldi nel Vis Crotone mentre Gower proverà probabilmente nel football australiano poiché, dopo rugby XIII e XV, il footie piove a cecio.
Agli azzurri è stato poi detto "Placca!" E quelli a placcare. Eppure i francesi ne sapevano una più del diavolo e i gallesi... beh, quelli fin quando si è riusciti a farli cadere sono caduti. A Cardiff l'Italia è arrivata alla frutta, punto. Perché non si possono fare miracoli e "limitarsi" a fare grandi cose è attività stancante. Nel tourbillon, qualcuno si è dimenticato che l'Italia ha subito soltanto 12 mete...
"Mallett ha la panchina corta!" "Mallett è fissato con le sue idee!" Grazie, i giocatori di rugby non nascono mica per partenogenesi. Il ct azzurro, dunque, non cammina sulle acque e non fa miracoli. Non riesce nemmeno a convincere Wisniewski a giocare in azzurro (meno male!). Mallett fa quel che può con ciò che ha. E al momento è abbastanza.

Foto: Pino Fama

21 / 03 / 2010





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