Così Aosta (e non solo) ospita gli azzurri

Alzo la testa dal portatile – ciofeca su cui sono piegato ed appare il Monte Bianco. Impossibile dominarlo, la fredda vetta è fatta apposta per ricordare ai miseri umani la loro altrettanto misera condizione mortale.
A Morgex, provincia di Aosta, quest’anno il surriscaldamento globale ha portato un inverno approssimativo, con poca neve e tante incazzature. La gente di queste parti pare non farci caso, aprendo le porte al meglio al turismo estivo. All’ingresso della cittadina si ricorda al viandante la presenza della nazionale italiana di Rugby in raduno. Il campo sportivo intanto è uno smeraldo lucente, come tutto il verde di queste parti d’altronde. Accanto al verde c’è il rosso, che sulle acca si alterna al bianco dei pali e sulle tribune definisce la tinta dei seggiolini su cui possono prendere posto su per giù un migliaio di persone. Alcuni stamani su quegli spalti si sono seduti; peccato non sapessero che Bortolami e compagni, guidati dal timoniere d’Oltralpe Berbizier, torneranno solo dal 25. Full immersion fino al 28, poi tutti a Spala, in Polonia, a gelarsi le chiappe nelle camere della crioterapia: sedute a – 60° e – 120° per smaltire botte e mettere in ghiaccio speranze.
Accanto al campo da Rugby c’è il “Morgex e Valsesia Rafting” gestito da Emanuele Bernasconi. Qualche decina di euro e ti ritrovi insaccato in muta e caschetto a menare pagaiate da un canotto in mezzo alle rapide della Dora Baltea. Diversi i tipi di discese offerti tra cui l’”Incentive”, quello più o meno testato dagli stessi azzurri del Rugby per respirare dopo le fatiche dell’allenamento e ritrovare lo spirito di gruppo.
“Davvero il Rafting ha tali poteri?”, chiedo da profano curioso e cagasotto allo stesso Emanuele. Lui mi guarda quasi perplesso poi, scrutandomi con gli occhi del tizio che da trent’anni dispensa coraggio e sicurezza a chiunque voglia sedersi su quei poderosi gommoni, risponde: “Prendi quelle società in cui un centinaio di dipendenti comunica attraverso e - mail e piani aziendali. Vengono qui, si tolgono la giacca e la cravatta, e in tuta e caschetto sono tutti uguali, le differenze s’annullano. Per completare il percorso sul fiume devono cooperare seguendo le direttive dell’istruttore - coach. Per quanto riguarda l’Italia del Rugby, i giocatori sono stati sottoposti a tre ore di rapide. Nel corso del briefing iniziale gli è stato spiegato che il fiume è come una partita, entrambi devono essere letti e studiati. Ognuno in acqua deve offrire il proprio contributo che è tale soltanto lavorando con gli altri. E tutti devono ubbidire alle indicazioni del coach”.
Come dire: lo spirito di gruppo nasce dalla condivisione di intenti e sacrifici. Così nella vita, così nello sport, così lungo un fiume che ti è amico ma al contempo severo maestro.
Gli azzurri torneranno a Morgex mercoledì. Prepareranno il Mondiale francese su un biliardo, mentre nelle orecchie la Dora Baltea infurierà come al solito, pretendendo l’amore ed il rispetto che si deve appunto ad un maestro. Tutte intorno le montagne a far da cornice. Minacciose, perché la natura puoi controllarla non dominarla. Arroganti addirittura, perché ogni giorno ti lanciano una sfida diversa. Bellissime, perché Iddio o Chi per Lui ha voluto così; motivo: spiegare a tutti la grandezza della Sua opera ed agli uomini che di Padreterno ce n’è uno soltanto.
Alzo gli occhi dal portatile – ciofeca ed il Mont Blanc è sempre lì. Dietro di esso la Francia...
Foto: www.rafting.it
22 luglio 2007
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