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Del Fava, un salto dal Sudafrica all'Italia

Fonte: FIR

"Più che sognare di giocare contro il Sudafrica, da ragazzo sognavo di giocarci dentro. In seconda linea, magari: il mio ruolo è sempre stato quello".
Tra i tanti pregi di Carlo Del Fava, oltre all'indiscussa abilità in rimessa laterale, non manca la sincerità. Da quattro anni stabilmente nel giro della nazionale italiana, 28 caps all'attivo, il numero 4 dell'Ulster affronta sabato a Newlands, per la prima volta, la nazionale del Paese che gli ha dato i natali.
"In Sudafrica c'è arrivato il mio bisnonno, da Lucca. Mica a fare il signore, però: c'era da costruire la ferrovia da Umtata ad East London. Era un lavoro e, vista l'aria che tirava in Italia, era meglio di niente. Alla fine è rimasto in Sudafrica, ha messo su famiglia. Qui sono nati mio nonno, mio padre, io: sono passati un sacco di anni ma in casa il sentimento di sentirsi italiani non è mai venuto meno".
Con il Rugby Carlo inizia presto, come tutti nella Rainbow Nation, e brucia le tappe. Alto, grosso, buone mani, attitudine al sacrificio. Gli ingredienti per tirarne fuori una grande seconda linea ci sono e la franchigia della provincia del Natal, gli Sharks di Durban, non se lo lasciano scappare: "Entro nella squadra Under 21 degli Sharks, l'anticamera del Super 12 di allora (oggi Super 14, ndr). E arriva anche la chiamata del Sudafrica Under 21".
Poi, nel 2004, l'arrivo a Parma sponda Overmach, che segna l'inizio lì della carriera in azzurro per il gigante di Umtata: "Ringrazierò sempre chi mi ha voluto a Parma. Dopo una manciata di mesi in Italia, mi sono ritrovato a esordire con la Nazionale A, a Pomezia".
Da lì alla vetrina dei test match il passo è stato immediato: "Una settimana dopo ero a Cardiff, titolare con la prima squadra contro il Galles nel Sei Nazioni. Sarò sempre grato a John Kirwan per quella possibilità".
La maglia azzurra è un trampolino di lancio. Del Fava lascia l'Emilia alla fine della stagione 2004/2005 e approda a Bourgoin, nel Top14 francese. Due stagioni e, la scorsa estate, fa ancora i bagagli e con la moglie e i due figli si trasferisce a Belfast con l'Ulster. Per diventare un idolo del Ravenhill Stadium impiega pochi mesi, tempo che arrivi il capitanato della franchigia nordirlandese. Nel mezzo, tante apparizioni azzurre nel Sei Nazioni e un posto nel XV titolare che a St. Etienne arriva ad un passo dai quarti di Francia 2007. "Una delusione infinita. Arrivare così vicini e non farcela per un pelo... Ma il Mondiale è stato una grande esperienza".
Italia fuori di un soffio, Sudafrica campione del mondo. Del Fava ha festeggiato il secondo titolo iridato degli Springboks?
"Mica tanto. Pensavo ancora troppo alla partita di St. Etienne".
Sabato, per la prima volta in quattro anni di azzurro, sfida una delle tre superpotenze dell'Emisfero Sud. Destino vuole che sia il "suo" Sudafrica
"Posso dire solo che è strano, e che è una grande sfida per l'Italia. Per noi della seconda linea, poi, la fatica sabato sarà doppia...".
Peter De Villiers, CT dei 'Boks, potrebbe affidarsi al collaudatissimo duo campione del mondo formato da Victor Matfield, capitano di giornata, e Bakkies Botha.
"Due fenomeni, formano la migliore seconda linea del mondo. Affrontarli è l'incubo e l'ambizione di chiunque giochi nel mio ruolo".
Un ruolo che, agli occhi dei non addetti ai lavori, spesso passa inosservato o quasi.
"La seconda linea è un ruolo per chi ha fame, voglia di andare in guerra ogni partita. Sabato bisognerà averne parecchia di questa voglia. Io sono nato qui, come tutti i ragazzini di qui sono cresciuto con il mito degli Springboks. E ora che ho la possibilità di affrontarli con la maglia della Nazionale del mio Paese, posso volere qualcosa di più?"

Foto: Carlo Del Fava (www.ulsterrugby.com)

18 / 06 / 2008

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