Dondi traccia il bilancio di un anno di successi

Promossa dal CIAR (Club Italia Amatori Rugby) e perfettamente organizzata dal trio Piero Cerrini, Matteo Silini e Carlo Bruzzone si è svolta ieri, presso il Jolly Hotel di Bologna, una riunione alla quale è intervenuto anche il presidente della Federugby Giancarlo Dondi.
“Tornando ad esaminare il programma elettorale – ha spiegato il numero 1 del Rugby italiano – posso sottolineare che abbiamo anticipatamente superato alcuni traguardi che ci eravamo prefissati di raggiungere nello sviluppo del mandato. A fine giugno abbiamo toccato quota sessantaduemila tesserati superando così la meta di sessantamila che era stata stabilita. Abbiamo 724 società affiliate che partecipano a campionati federali. Siamo partiti da 630 e vorremmo arrivare, fra un anno e mezzo, a 750. Il budget della Federazione è di ventiquattro milioni di euro e buona parte di questa cifra (dieci milioni, ndr) viene girata alle società. I club sono stati dispensati dal pagamento delle tasse-gara e delle tasse di tesseramento. Versano, soltanto, una cifra simbolica di cinquanta euro. Le spese arbitrali e di tesseramento incidono sul bilancio federale per due milioni di euro”.
“Abbiamo istituito un fondo di settecentocinquantamila euro per l’impiantistica – ha proseguito il presidente Giancarlo Dondi – uno di settecentomila per la propaganda ed uno di trecentomila per un progetto che interessa la scuola. Elargiamo alle società un contributo di un milione e centocinquantamila euro come bonus per l’impiego di giocatori in Nazionale ed abbiamo anche cercato di aiutare le società che partecipano ai campionati di Serie A, Serie B e Under 19. Nei nostri piani c’è la realizzazione di un supercorso per dodici tecnici che si protrarrà per quasi sei mesi. Abbiamo anche in programma di far sorgere accademie presso alcune società per quanto riguarda l’Under 17 e l’Under 18”.
“Qualcosa abbiamo fatto – ha continuato nella sua esposizione il massimo dirigente federale – l’attenzione che dobbiamo avere è quella di spendere bene i mezzi economici che abbiamo a disposizione. Le squadre nazionali sono il traino di tutto il movimento. Tramite loro riusciamo ad avere i fondi per poter poi girare alla base. Abbiamo avuto la fortuna e, perché no, i meriti di entrare nel top-ten delle Nazionali e delle formazioni nazionali nelle competizioni europee. La nostra Federazione sta andando ad una velocità superiore ad altre, ma più di tanto non possiamo fare. Il problema più importante è stato quello di diventare partner affidabili e rispettati al pari dei nostri soci a livello europeo e mondiale”.
Il presidente federale Dondi si è poi sottoposto alla raffica di domande dei numerosi giornalisti che hanno partecipato all’incontro bolognese.
A che punto siamo nella ricerca del sostituto di Pierre Berbizier come allenatore della Nazionale?
“Innanzittutto abbiamo cercato di conservare il più possibile la struttura tecnica e di cambiare l’indispensabile. Posso dire che siamo in contatto con tre tecnici all’insegna della continuità e che entro due settimane pensiamo di poter sciogliere le riserve. Per la Coppa del Mondo Berbizier è il nostro tecnico e da parte sua c’è la ferma volontà di fare bene”.
Che contratto verrà sottoposto al nuovo allenatore?
“Un biennale con l’opzione per altri due anni”.
Con il mondiale francese termina un ciclo: l’allenatore che verrà dovrà disegnare un nuovo percorso?
“Questa è una Nazionale giovane. Dopo il mondiale perderemo pochi elementi. Una volta si disputavano poche gare. Adesso dopo la Coppa del Mondo c’è il Sei Nazioni. Gli impegni si susseguono a raffica. Dobbiamo dare continuità migliorando. Se cambiamo indirizzo corriamo il rischio dell’impatto con la comprensione. Anche l’esperienza neozelandese ha procurato, nel suo insieme, vantaggi per quanto riguarda la disciplina, la preparazione fisica e l’attività dei singoli nonostante non siano arrivati risultati concreti sul campo”.
Su che cosa, presidente, non è riuscito a convincere Berbizier a rimanere?
“Ho cercato di farlo rimanere. Non è stata una questione economica. Non c’è stata una trattativa. Quella di Pierre è stata una scelta di vita. Non mi ha chiesto un cambio di mansioni o di competenze. Fra noi il rapporto è rimasto ottimo”.
Come prosegue il discorso riguardante l’ampliamento del Flaminio?
“Sono nati problemi fra il Coni Servizi ed il Comune di Roma. Credo non ci sia stato un accordo su uno scambio di beni. Ora interverrà, direttamente, il Comune di Roma. Mi auguro che i lavori possano iniziare a settembre. Il sindaco Veltroni, che incontrerò a breve, mi ha dato garanzie in proposito. Il Flaminio dovrebbe avere una capienza di 32-33.000 spettatori. Non saranno però completamente ultimate le strutture che sono previste nella ristrutturazione dell’impianto”.
Le partite dell’Italia ai mondiali saranno teletrasmesse in chiaro?
“Ci sono trattative in corso fra Sky ed altre emittenti. Non so come finirà. Il nostro intendimento è di far sì che le partite siano trasmesse in chiaro per la maggior diffusione e pubblicizzazione del nostro movimento”.
Quanto può crescere il movimento Rugby se non migliora la qualità del campionato?
“Con l’aiuto dei club possiamo crescere e migliorare. Abbiamo avuto momenti difficili con qualche società di vertice, ma adesso gli intenti si sono avvicinati. Per partecipare alla Celtic League bisogna disporre almeno di un bilancio annuo fra i sei ed i nove milioni di euro. Dobbiamo crescere nel nostro interno. Al momento non siamo in grado di tenerci i nostri migliori giocatori o di acquistare i migliori al mondo. In Europa ci sono società che hanno un bilancio annuo superiore o similare a quello della nostra Federazione. Per poter abbracciare il professionismo ci vogliono gli stadi colmi di pubblico. Solo così potremo destare l’interesse dei mass media e, di riflesso, richiamare gli sponsor”.
Perché non cambiare l’orario ed il giorno di programmazione degli incontri per non essere in concomitanza con il calcio?
“Ci sono interessi televisivi che non ci consentono di fare altrimenti. Forse in alcune piazze si potrebbero raccogliere dei benefici”. A chi compete cercare soluzioni?
“La Federazione è disposta a partecipare a questo discorso, ma c’è un’associazione di club del Super 10 che non possiamo prevaricare”.
Talvolta si ha l’impressione di essere di fronte a situazioni di conflitto di interessi: perché non cambiare le norme?
“All’interno della Fir esistono regole codificate che combattono e non contemplano il conflitto di interessi. I dirigenti che entrano a far parte del consiglio federale hanno il divieto di ricoprire ruoli ed incarichi all’interno di società di Rugby. Queste norme non riguardano però tecnici e giocatori”.
Che ruolo debbono avere i procuratori nella dinamica della Fir?
“Nessuno. La Federazione non può avere rapporti con i procuratori. Non dimentichiamo che il Coni, per gli sport dilettantistici come il Rugby, non riconosce la figura del procuratore”.
Come giudica l’esclusione di Scanavacca dalla lista dei quaranta?
“Non entro mai nei discorsi di ordine tecnico. Sono competenze esclusive dell’allenatore che si assume ogni responsabilità sulle scelte adottate”.
E Manoa Vosawai?
“Da un punto di vista delle norme regolamentari potrebbe essere disponibile sin dall’8 agosto. Quella è la data che fissa i trentasei mesi di permanenza in Italia del giocatore”.
Quanto potrebbe costare alla Federazione il passaggio dell’Italia ai quarti di finale della Coppa del Mondo?
“Un premio di cinquecentocinquantamila euro. Un premio che sarei ben contento di poter versare agli azzurri”.
Foto: www.air.it