Grazie La7 C'era una volta il Cinque Nazioni e poche "clandestine" immagini degli eroi mitici che lo animavano raccontate dalla voce epica di Paolo Rosi.
Poi arrivò il Sei Nazioni e l'appassionato di rugby troppo spesso si sentì tradito da Mamma Rai. Come ad esempio in quell'Italia - Galles di cui fu possibile vedere il primo tempo, prima della pubblicità, di "NBA Action", di altra pubblicità, dell'aggiornamento dal Giro del Trentino, di altra pubblicità. E solo dopo tutto questo il secondo tempo di un match che gli azzurri, tra l'altro, vinsero.
Poi, e siamo al 2004, arrivò il vero Sei Nazioni. A proporlo La 7. Per la prima volta tutto il Championship in chiaro, senza intermezzi, compromessi, differite a notte fonda. Tanta Italia, ma anche i confronti tra le grandi scuole britanniche e tra la tradizione anglosassone e quella latina. Un sogno per tutti.
Piano piano il Paese, questo Paese fatto di gol di mano e letterine, di arbitri con "corna" più o meno riscontrabili grazie al mostro della moviola, di gente che s'ammazza per un rigore negato e che si sente orgogliosa di tifare Italia solo quando quelli in maglia azzurra vincono, beh questo Paese scoprì il rugby. Non è una bestemmia, considerando che qualcuno era ancora convinto che quello sport si giocasse all'americana, con caschi, protezioni e pallone arancione.
Lo scontro tra Galles e Irlanda di ieri è stato l'ultimo match trasmesso da La 7. Un momento storico per la disciplina, con i Verdi a festeggiare il Grande Slam 61 anni dopo l'ultima volta. Sipario chiuso sul Sei Nazioni 2009, sipario chiuso per l'emittente romana. Che in questi tempi di magra e riduzioni del personale avrebbe (eccome!) bisogno del record di ascolti del Championship 2007. Quello delle due vittorie azzurre, primo storico successo in trasferta compreso, e del definitivo boom della pallovale sui teleschermi italiani. Persino l'allora presidente del Consiglio Prodi a placcare i contrasti nella Maggioranza con frasi tipo: "Cerchiamo unità, concretezza e solidità. Come fa una squadra di rugby".
Il rugby quindi come simbolo di sacrificio e correttezza. Giganti implacabili in campo, generosi fuori. Per la prima volta l'Italia imparava la lezione. La stessa che conoscono a menadito gli appassionati, meno la casalinga di Voghera. Di riflesso il successo mediatico, di riflesso il record di tesserati, di riflesso il sold out fisso al Flaminio. Sebbene l'Italia non sia certo al top mondiale della disciplina, come mostruosamente dimostrato fino a 24 ore fa.
Per questo e per tanto altro, grazie a La 7 per quanto ci ha saputo mostrare, raccontare, offrire in questi anni.
22 / 03 / 2009
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