Italia - Scozia, i dubbi di un rompicoglioni

E' da ieri sera, più o meno dal fischio finale di Kaplan, che mi domando cosa diavolo scrivere su Solorugby a proposito di Italia - Scozia. A proposito, la partita che aspettavamo da due anni buoni è finita 18 a 16 per quegli altri. Troncon a piagne - rimane lui "l'Enrico Toti della pallaovale", lontani anni luce i fattacci della finale scudetto di due anni fa... - e Marcello Lippi (sì, quello) che su Sky da bravo uomo di calcio dichiara: "Se avessimo messo quei tre punti".
Ho pensato: dovrei anzitutto lanciarmi in un commento tecnico, sottolineando l'inutilità di un approccio da nevrastenici alla partita della vita. La troppa indisciplina è stata utile solo a concedere calci a uno come Paterson. Oh, Chris Paterson mica Checco Zalone: le punizioni te le mette anche dal parcheggio! Potrei anche incazzarmi con l'apertura Pez; tanto che male c'è, lo fanno tutti quando le cose vanno male. Potrei addirittura prendermela con Bortolussi: cacchio se avessimo messo quei tre punti al 76'... Ubriacandomi a dovere (ma sono astemio!) potrei persino prendermela con la mischia azzurra: coraggio, cosa aspettano i nostri avanti ad iniziare a camminare sulle acque? Del resto, gli manca solo quello. Oppure, con un po' di sale in zucca, criticare i tre quarti. Sì sì, sale in zucca, una bella metafora, e scrivere: "Mondiale sottotono per gli uomini jet azzurri". Per poi salvarne un paio, primo fra tutti Andrea Masi. D'altronde cresce a vista d'occhio da una decina d'anni a questa parte e, proprio assieme a Troncon, in Francia ha tirato la carretta da campione. Però di lui se ne scrive poco. Sarà forse perché è aquilano, taciturno e ancora non ha messo in mostra le chiappe per qualche bel giornalone?
Mettendo da parte le considerazioni tecniche, scriverei qualche bella frase a effetto per esaltare l'amarezza che vive attualmente la pallaovale italiana per una eliminazione che scotta come un paiolo a tutta callara. Volendo potrei poi attaccare con la reprimenda e tornare ai pro e i contro della popolarità di cui gode il Rugby di queste parti. Popolarità,... moda. Il prodotto tira ma a quanto pare è giusto che chi gestisce la cosa Rugby ai piani alti non spinga perché a goderne non sia solo una ristretta elite di abbonati al satellite. Qualcosa non quadra.
Infine, ho pensato: potrei concludere che se non è una fesseria poco ci manca l'individuare in Nick Mallet, sudafricano, il nuovo ct dell'Italia. Italia che con Kirwan ha imparato a tirare fuori... doti nascoste, ma con Berbizier a dotarsi di un piano di gioco vincente. Sul campo gli azzurri interpretano bene il Rugby che è dei Galletti o dei Pumas, anche i sassi ne sono al corrente, eppure sembra giusto ricominciare con uno Springbok. E per giunta da capo. Anche qua qualcosa non quadra, oppure sono troppo rompi io? Boh.
Avrei potuto scrivere questo ed altro, ma non sono in vena. Come altri ho aspettato il 29 settembre, giorno d'Italia - Scozia a St Etienne, come un no global a cui è stato promesso un quarto d'ora in una stanzetta buia con Bush. Invece è andato tutto a farsi benedire, colpa di un gruppo onesto, orgoglioso, coraggioso ma, forse, ancora impreparato a suonare il citofono dell'Olimpo. No no no, non ci casco. Faccio lo gnorri e non scrivo niente.
Foto: Battilani per Federazione Italiana Rugby
30 settembre 2007