L'Italia che c'è e quella che non c'è

Chi si aspettava un punteggio da tabellina del sette è rimasto semplicemente deluso. Chi invece voleva valutare l'Italrugby che da settembre, in Francia, lotterà per il sogno Quarti di finale è rimasto a bocca asciutta. Forse perché per ragionare sulla Nazionale bisognava quantomeno vederla in campo, e ieri, al "Perucca" di Saint Vincent contro il Giappone. non s'è vista se non a sprazzi. Lampi nella notte che tuttavia potrebbero anche parlare di quindici fiere pronte a sbranare non appena allentata la catena.
Due mete di Stanojevic, più una a testa per Robertson, Lo Cicero e Mauro Bergamasco, più un piazzato e quattro trasformazioni di Bortolussi fanno un misero 36 a 12 contro i Samurai dell'ex Kirwan che di marcature ne mettono a segno due, ma pesantissime, e giocano "come non ci fosse domani". Per il clan italiano i primi venti minuti a tavoletta, gli ultimi venti a salvare la faccia.
La catena degli uomini di Berbizier è rappresentata dai pesantissimi carichi di lavoro sostenuti a Morgex; mentre sabato per la prima volta si tornava a masticare quella cosa chiamata Rugby. L'atletica prima di concentrarsi sulle tattiche, il fisico prima della testa, come impone ogni raduno che si rispetti.
Non che la cosa non cancelli un problema di vecchia data come la mediana. Per quel poco che si è visto, Pez non può che essere rimandato a settembre. Esce per un colpo alla spalla ed i medici lo fermano per una settimana. Al suo posto c'è però De Marigny, o forse il suo sosia, ragioniere nella Megaditta di fantozziana memoria. Per i numero 9 Troncon e Canavosio, poi, la sfida di venerdì contro l'Irlanda ci saprà dire di più in materia di consistenza.
Tragicomici, e a questo non eravamo più abituati, i comportamenti sulle fonti di gioco. Tradotto: lavoro supplementare per il tecnico Carlo Orlandi e gli otto uomini del pacchetto. La prima linea ha sofferto in mischia chiusa, mentre in touche sono stati addirittura quattro i lanci rubati dai giapponesi, notoriamente tutto fuorché watussi. Ha invece strappato applausi la terza linea: solito Bergamauro ma solito anche Parisse (in foto) e benvenuto a Manoa Wosawai. Lo "scugnizzo" di Suva (si fa di tutto per italianizzarlo, accontentavi) passerà ben presto dalla forma "Fiat Ducato" a quella "Caterpillar". Lo si intuisce quando appena entrato si fa 30 metri di break con due giapponesi al collo stile koala. Liscerà pure qualche passaggio ma era solo il primo cap...
Piaciuti infine i tre quarti. Il piede dell'estremo Bortolussi trova sempre brillantemente la profondità, mentre le gambe di Stanojevic portano il loro proprietario a marcare la sua doppietta quotidiana che vale otto mete in sei test. Non che l'altra ala, Robertson, non si sia fatta onore, salvo poi tirare i remi (proprio come il citato compagno di reparto) alla mezz'ora. Si chiude coi centri - Mirco Bergamasco, Gonzalo Canale e Andrea Masi in veste di alternativa di lusso - anche loro spesso carenti di lucidità soprattutto in fase difensiva.
Altra nazionale work in progress è l'Irlanda, che attende gli azzurri per venerdì a Belfast. E' finito il tempo degli esperimenti per O'Sullivan che con tutta probabilità metterà in soffitta l'Irlanda 2 vista finora. Partita vera quindi: niente di meglio per rivedere l'Italia che conosciamo.
Foto: www.air.it
19 agosto 2007