Masi, un centro prestato alla mediana
Di seguito il mio articolo pubblicato oggi su "AIR News".

Da bravo aquilano, Andrea Masi risparmia parole come fa la massaia col borsellino. "Sì", "No", "Chissà", frasi senza tanti fronzoli ma efficaci da morire come il Rugby che piace ad Andrea Masi, centro di Biarritz e Nazionale. Ecco, "centro": il ruolo tanto amato sebbene di recente si è parlato pure di una maglia numero 10. Tuttavia... "Andrea, come ti senti a giocare apertura?", e lui ride neanche gli avessimo chiesto di travestirsi da Zorro.
Andrea Masi, 26 anni, 97 kg distribuiti su 183 cm di potenza ed esplosività. Pochissime parole e tanti fatti, la filosofia che si porta dietro fin da quando, a soli 16 anni ed appena esordito nel massimo campionato italiano con la maglia dell'Aquila, lasciava a bocca aperta i tecnici di tutta Italia. Oggi, a Biarritz è uno dei giocatori più impiegati da coach Patrice Lagisquet.
Andrea, tra gli azzurri coinvolti nei campionati stranieri sei tu il più utilizzato (289 minuti). Non hai paura di rimediare le invidie dei tuoi compagni di nazionale?
"No no, nessuna invidia. Questo piccolo record mi fa piacere ed è indicativo dalla fiducia riposta nei miei confronti".
Dunque ti senti amato a Biarritz?
"Beh, all'inizio della scorsa stagione ho firmato un contratto annuale. Successivamente, a metà dell'esperienza, mi è stato offerto un triennale. C'è fiducia e la cosa mi rende felice".
Parliamo di questo benedetto ruolo d'apertura. Cosa c'è di concreto? E, cosa più importante: te la senti di compiere questo passo e ritrovarti in mediana?
"Di concreto non c'è nulla, se n'è parlato... Ho giocato tanto... tantissimo tempo fa apertura: non mi spaventa né l'attacco né la difesa, semmai il gioco tattico al piede dove trovo molte difficoltà. Si può sempre migliorare ma non dall'oggi al domani. Al Sei Nazioni comunque si potrebbe provare...".
Ci spieghi come mai in Italia non si riesce a trovare un numero 10 di formazione italiana?
"Secondo me il problema principale sono gli allenatori. Non ve ne sono all'altezza, capaci cioè di formare un atleta dal ruolo così specifico. È un giocatore completo che ha bisogno di enorme padronanza".
Così drastico? Ci sarà pure qualche apertura interessante.
"Magari in un prossimo futuro. Per il momento quei buoni che si trovano mancano ancora d'esperienza. Esperienza che acquisisci dopo moltissimo lavoro e avendo carattere da vendere".
Pensierino finale su Nick Mallett.
"Mallett è molto competente, e poi è un generale. Vuole un gioco molto strutturato e a me la cosa piace. Preferisco giocare così anziché cercando fantasia a tutti i costi. E' un metodo più efficace".
Foto: www.bo-pb.com
05 / 12 / 2007