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Palle. Troppe. E queste non sono ovali...

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Inutile girarci attorno: dopo 5 anni questo sito rischia di scomparire, agonizzando tra mancanza di dindi e di voglia da parte del suo creatore. Un sito che in questi ultimi giorni non è stato molto aggiornato. Anzi, per nulla. Un sito che comunque sia in quest'ultimo lustro nel suo piccolo ha contribuito a trasmettere, dissertandone in merito, quella passione smisurata per quel gioco duro e forte, magico e viscerale, che è il rugby.
Lo ha fatto riportando notizie, ironizzando talvolta sulla disciplina da cui prende in prestito il nome, guardando il mondo ovale non sempre dalla solita prospettiva. In questo suo difficile percorso ha trovato tanti amici e anche qualche... strano amico. Detrattori talvolta inaspettati. Come quando ci siamo messi a raccontare la storia di un arbitro, per offrire uno spaccato del nostro mondo scevro dai soliti cliché del rispetto, dei valori e del bla bla bla, per poi ritrovarci nostro malgrado al centro di polemiche sterili e feroci.
Altre volte invece le polemiche sono giunte dal basso. Bassissimo. Soltanto per l'incapacità di alcuni di interpretare come Dio comanda la bella lingua di cui ci fece dono Dante.
BLOGGER Tuttavia non sono le critiche ad infastidirci. Il giornalista sa bene che, nella maggior parte dei casi, esse diventano strumento per alimentare il fuoco della passione. Anzi, arredano stanze altrimenti spoglie di parole e di idee. Ma chi segue questo sito sa bene quanto da queste parti non siano gradite le polemiche purchessia. Il facile tiro al piccione sulla Fir, ad esempio. Errare è umano, all'interno dell'organo centrale dell'Italia ovale magari sono fin troppo umani, ma è di una semplicità sconfortante tirare nel mucchio. Ciò che quest'epoca di orsi dell'informazione in letargo insegna è che l'eccitazione da inchiesta giornalistica si è spenta in una sorta di coitus interruptus. C'è Intenet, si sono i social network, la freddezza della notizia e l'indolenza di chi invece attorno ad essa dovrebbe girare come un leone attorno ai gladiatori nell'arena.
La passione dell'operatore dell'informazione si spegne dinanzi alla spesso deprecabile figura del blogger, o del concetto di giornalismo partecipativo che noi italiani abbiamo clamorosamente frainteso. Senza considerare che il giornalista vive, respira, si alimenta di notizie. Talvolta prova piacere fisico nel trovare la notizia. Il blogger si limita a riportarla...
TRISTEZZA Ah, e poi c'è il rugby. Che, e questo in pochi lo dicono, di questi tempi e in alcuni casi diventa davvero triste. Viene da sorridere quando su Facebook, ad esempio, si ripete il ritornello "Il mio sport è differente". Si pontificano valori, princìpi che alcuni invece hanno da tempo smarrito.
Meno poesia e più prosa, cari signori. Andiamo a vedere piuttosto perché i giocatori pro' di questo Paese siano costretti a riunirsi in sindacato per pretendere salari degni di tal nome. Chiediamoci cosa accade dietro a tante società del Belpaese. Perché scompaiono; perché altre nascono ma non hanno nemmeno campi di patate da riattare a rettangoli delimitati da "H"; perché le piazze storiche debbano arrabattarsi tra tonnellate di problemi; perché in altre piazze storiche i club siano ostaggio delle banche.
Oppure andiamo a vedere le ragioni che hanno portato alla pioggia di ricorsi in Eccellenza. Reclami per scarpate in bocca non viste, pugni o ginocchiate ignorate, giocatori scambiati per altri. E successivamente andiamo a vedere la base. I talenti che escono dalle accademie e poi perdono da 13 irruenti georgiani, come del resto è successo. Andiamo a vedere come lavorano - meglio: sono costretti a lavorare - in Serie B e C. Non fermiamoci al Super 15, a quella sorta di NBA in versione ovale dai punteggi cestistici. Non fermiamoci ai campionissimi che da soli valgono il prezzo del biglietto. Non fermiamoci agli stadi pieni.
Sì, Solorugby.org rischia di scomparire. La battaglia continua tra mille difficoltà e rumori di fondo. Troppi, ma l'epoca è questa. Che fatica però...

10 / 05 / 2012


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