ore 14:37 Nella sala stampa dell'Olimpico, più o meno buona parte del piano terra del Flaminio, il team manager Troiani, il capitano Parisse e il pilone Castrogiovanni arrivano alla chetichella. E se proprio vogliamo fare i pignoli con un'ora di ritardo tanto da far spazientire i cronisti inglesi. Non lo sanno ancora che domani, per loro, sarà peggio...
Un record cancella però le tensioni iniziali: il 37° cap di Sergio Parisse da capitano, primato di Giovanelli e Bortolami eguagliato. Domanda per Catrogiovanni: Cosa rappresenta per te l'Inghilterra?
"A parte il clima mi trovo benissimo e per questa ragione sono rimasto in Inghilterra. giocare contro il XV della Rosa domani all'Olimpico sarà dunque ancora più importante per me. D'accordo, Leicester non è Londra e Parisse mi ripete sempre che Parigi è la città più bella del mondo, ma io mi trovo alla grande". Domanda per Parisse: Come pensate di ripagare la fiducia dei 70.000 tifosi che hanno già acquistato i biglietti?
"Abbiamo una grande responsabilità: non è mai successo di giocare davanti a tutti questi tifosi per il Sei Nazioni e di farlo in uno stadio incredibile come l'Olimpico affrontando una grandissima squadra come l'Inghilterra. Tanta gente crede che se non si vincerà domani sarà un mezzo fallimento. Ma non è così, sconfiggere i nostri avversari sarebbe piuttosto un traguardo storico che ci auguriamo di raggiungere. Lo auguriamo a noi e al nostro pubblico. Ai nostri tifosi vogliamo regalare una bella giornata". (Parisse) L'anno scorso la prima vittoria sulla Francia al Sei Nazioni. Quanto è importante liberarsi da questo tipo di tabù?
"E' importantissimo. Abbiamo visto la spinta che abbiamo dato battendo i francesi. Tanta gente parlava soltanto di una partita difficile e non pensava all'eventualità di una vittoria. Quest'anno invece è diverso: c'è tanta pressione in più e tutti vogliono un risultato positivo. Lo vogliamo soprattutto noi perché facciamo tanti sacrifici, riceviamo talvolta critiche molto dure, ma lavoriamo comunque con costanza. Le vittorie onorevoli non servono più. Vogliamo fare una grande partita ma per il risultato". (Parisse) Hai giocato molto con Tom Palmer nello Stade Français. Cosa pensi di lui?
"E' un giocatore di grandissima esperienza sia a livello di club che in nazionale. E' una pedina fondamentale nel pacchetto inglese, anche per l'organizzazione in touche. Ha fatto sempre grandissime partite. Speriamo domani di metterlo in difficoltà soprattutto, appunto, in rimessa laterale". (Parisse) Conosci anche l'arbitro Garces...
"Penso che anche per lui sia una partita importante. E' stato molto criticato ultimamente e avrà molto lavoro da fare. Gli inglesi sui raggruppamenti sono sempre al limite". (Castrogiovanni) Hai scommesso qualcosa con i tuoi compagni del Leicester?
"Non scommetto più perché l'ultima volta che l'ho fatto è andata abbastanza male. E poi gente come Youngs o Cole comunque non pagherebbe. Già non pagano mai nel mio ristorante...". (Parisse) Cosa significa per te questo primato?
"L'onore non è tanto quello di raggiungere un traguardo da capitano. Per me la cosa più importante resta il rispetto della squadra. Ben venga quanto di buono arriverà, ma non soltanto per me". (Castrogiovanni) Il nuovo sistema di Brunel prevede tanto attacco anche dagli uomini del pacchetto. Tu come ti trovi?
"Sono un pilone e come tale devo continuare a fare ciò che faccio sempre. Questo nuovo sistema di attaccare piace a tutti perché avere spesso la palla in mano diverte anche un avanti lento come me. Ma a me tocca in particolare il lavoro sporco in mischia. Tocca spingere". (Parisse) Stessa domanda.
"Non esiste partita di rugby in cui non si voglia attaccare. E gli avanti si trovano bene in questo gioco, soprattutto perché possiamo essere utili in ogni parte del campo".
Infine due domande sui "rimandati" dopo la gara di Parigi. Il mediano di mischia Gori e l'ala Venditti. Sul primo si esprime Parisse, sull'altro Castro.
"Ho parlato con Ugo. Del resto c'è sempre un buon rapporto tra l'8 e il 9. Se Gori non ha fatto una buona partita è anche colpa nostra. Noi non siamo stati efficaci sui punti d'incontro. La prestazione di Ugo dipende anche dagli avanti".
"Venditti? Noi siamo un bellissimo gruppo, unito da tempo. E il gruppo serve anche quando arrivano le critiche. Ma siamo soprattutto noi 'vecchi' a prenderci la responsabilità. Se i giovani si trovano lì lo meritano e devono essere seguiti dai più esperti. Così è stato quando ho iniziato io".
Ricordate invece l'era Mallett, quando bastava sbagliare una partita per tornare a guardare la Nazionale in tv?
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