Spigolature attorno a L'Aquila

Forse non tutti sanno che, ai tempi in cui i treni arrivavano in orario, quella che di lì a poco sarebbe diventata L'Aquila Rugby buttò letteralmente per strada un titolo italiano. Le cronache raccontano infatti di uno spareggio fondamentale, a Firenze, contro il locale Comando Federale della GIL - Gioventù Italiana Littoria. Il capoluogo toscano era immenso già da allora per giovanotti tutto cuore e cervello fino provenienti dall'aspro Abruzzo. Per farla breve gli aquilani girarono una buona mezza giornata nei pressi dell'Arno per cercare quel cacchio di campo dove avrebbero dovuto tenere la partita. Alla fine vi arrivarono ma con un ritardo biblico, giusto in tempo per vedere i fiorentini festeggiare la vittoria a tavolino e le facce imbarazzate di due loro compagni. Questi ultimi, che invece conoscevano bene la città per averci vissuto da studenti, avevano chiesto ed ottenuto una giornata libera da trascorrere tra i ricordi, dando appuntamento al campo al resto della compagnia. Compagnia che, visto l'esito dell'amara spedizione, incazzata come un picchio, per punizione lasciò i due "malcapitati" in quel di Firenze, togliendo loro il saluto per svariate settimane.
Forse non tutti sanno che una sessantina d'anni più tardi - gli '80 della Grande L'Aquila - la Scavolini era l'oggetto del mistero di tanti grandi club del Nord. Come facevano quei quattro montanari, con un'organizzazione come la loro composta da pochi volontari di buona volontà, ad assemblare una macchina perfetta? E allora via a studiare il fenomeno L'Aquila. Ebbene, siamo in grado di fornire nome, cognome e recapiti di un paio di personaggi che ancora oggi, anno 2007, custodiscono come reliquie i libri contabili di allora. Pagine conservate con una cura maniacale tanto che la polvere non osa avvicinarsi a tali "sacre scritture".
Forse non tutti sanno che (ma alcuni fingono di non saperlo) un bel giorno il presidente della Scavolini L'Aquila Antonio Di Zitti, guardando un paio di carte bollate, disse: "Non me ne te cchiù", che in dialetto aquilano corrisponde più o meno al "No Mas" pronunciato dal pugile Antonio Durand nel match contro Sugar Ray Leonard. E' appena iniziata l'era delle sponsorizzazioni anche per L'Aquila e il buon Di Zitti, forse spaventato dal Rugby che sarà, sceglie semplicemente di farsi da parte...
Salto di una ventina d'anni ed eccoci ai giorni nostri. Prodigi mai visti prima si sono intanto manifestati nel "regno" dell'Aquila Rugby, sui cui troni è facile rimanere invischiati. Dorian Gray nascondeva in soffitta il suo ritratto perché da esso spaventato; a L'Aquila succede qualcosa di simile, anche se qualcuno ha messo il proprio da una parte per poi dimenticarlo.
Ma il "regno" dell'Aquila Rugby vacilla, soprattutto al cospetto di regni più importanti e dello "Stato Pontificio" della Federugby. Anzi, il potere dell'Aquila Rugby è quasi del tutto annientato. Lunedì scorso è stata una sentenza durata 22 minuti o giù di lì a sancirlo, respingendo l'appello ai legali neroverdi. E a nulla vale far vedere che forse è stata proprio la FIR a sbagliare, ad aver erroneamente individuato ed altrettanto erroneamente comunicato la formazione non italiana di Lorenzo Bocchini. A nulla vale riportare il caso di Wim Visser della Rugby Roma. In sostanza L'Aquila è diventata una squadra di Serie A prima ancora di retrocedervi.
Forse in molti dimenticano che la verità, da sempre, sta nel mezzo. Che L'Aquila ha sì alle spalle tanti errori - in passato a dir la verità c'era chi pagava per quegli errori - ma non si può avere la certezza assoluta che sia la sola. Ha le sue ragioni, vuole farle valere ma il grido che lancia arriva per troppe ragioni flebile alle orecchie di chi dovrebbe ascoltarlo. Insomma, nella prossima stagione gli abruzzesi sono chiamati ad un doppio compito: vincere sul campo e riacquistare credibilità e consenso. Per il primo obiettivo occorre avere una squadra forte; per il secondo, invece, umiltà e orgoglio. Sempre che queste ultime non siano state smarrite assieme al ritratto di Dorian Gray.
Foto: www.laquilarugby.com 13 giugno 2007