Test match azzurri, cosa rimane Se utilizzassimo le immagini per tracciare un bilancio di questi benedetti-maledetti Cariparma Test Match 2009 verrebbe fuori un patchwork mica male. Dal tutto esaurito al "Meazza", alla mischia della Nuova Zelanda ridotta ai minimi termini dagli iconoclasti azzurri. Da quella "sporca" ultima meta tecnica (o "di punizione" per chi si attiene al regolamento) attesa ben 240 minuti, alla figura da cioccolatai del gotha dei fischietti. Passando (ahinoi) per gli errori contro il Sudafrica a Udine, per l'infortunio di Parisse a Colli del Tronto, infine per la vittoria contro Samoa ad Ascoli e per la posizione del ranking mondiale guadagnata nonostante la peggiore prestazione di tutto il trittico. Ma ora cosa rimane?
RUGBY... METROPOLITANO Prima di affrontare le questioni tecniche (prima il dovere, poi il DISpiacere), occorre ragionare sulle cifre: 130.000 spettatori in 3 match, di cui 80.000 soltanto nella cattedrale di Ronaldinho e colleghi; una media di un milione di persone davanti alla tv con uno share da Sei Nazioni; la pallovale che, in sostanza, continua a fare breccia.
Bene, non perdiamoci di vista. Anzi, che l'attività di promozione continui nei grossi centri senza per forza rimanere ancorati al romanticismo del rugby lillipuziano. Considerazione che scritta da un aquilano fa un certo effetto, eppure se vogliamo continuare a bussare alle porte del paradiso, come cantava Dylan, volente o nolente è questa la strada da seguire.
Qualcosa si sta muovendo. Dando per scontata la permanenza di Roma nel massimo campionato e aspettando la venuta di Toscana Rugby (si scrive così, si legge "Firenze"), il rugby italiano si accorge ogni giorno di più di quanto serva pensare in grande. Considerando anche il prossimo pronunciamento del board della Celtic League, che si aspettava l'arrivo nel Regno Unito di Roma e Milano, che è rimasto invece infastidito dalle baruffe di cortile in seno al nostro Consiglio federale e che potrebbe dunque decidere di sbarrare le porte agli italiani.
NAZIO... MALE Nel frattempo, al prossimo Sei Nazioni la Nazionale di Mallett sarà chiamata al miracolo. Non è infatti sufficiente, al momento, seguire la filosofia del "non ragioniam di lor ma guarda e passa", beandoci della seppure importante vittoria con Samoa. I ruoli chiave nel XV rimangono scoperti, le incognite a livello di trequarti si moltiplicano e coloro che dovrebbero garantire sicurezza e, uno su tutti, un gioco al piede degno di tal nome continuano a latitare. Senza dimenticare l'inevitabile trattamento speciale da parte degli arbitri che la mischia italiana dovrà aspettarsi dopo le esternazioni di O'Brien. E con Parisse Ko sei mesi, la salita appare più impervia, sebbene le indicazioni che arrivano da Ghiraldini capitano non sono certo negative.
Da salutare positivamente anche gli esperimenti congiunti Italia - Italia "A" - Under 20 con una gestione sempre più mirata del serbatoio, fino a ieri considerato mera ruota di scorta degli affari azzurri. Ma è appena l'inizio, auspicando che la Nazionale cadetta e quella giovanile mettano sempre più minuti di test internazionali nelle gambe.
MEDIA MEDI Chiudiamo con le perle di questo novembre ovale, decidendo soltanto oggi di ragionare sul rapporto media-rugby italiano. Fino ad oggi, infatti, la linea di www.solorugby.org è stata quella di non partecipare al tourbillon di polemiche per alcuni articoli e servizi tv dannosi (almeno nelle intenzioni) per la pallovale perché non era nostra intenzione alimentare le chiacchiere né offrire pubblicità a chi non ne merita. E' pacifico che più di qualcuno abbia provato fastidio nel vedere 80.000 persone a San Siro per una partita di rugby, punto.
Per carità, lungi da noi gonfiarci il petto forti del vetusto "molti nemici molto onore". Nello strano Paese in cui viviamo, l'ignoranza non uccide bensì dirige e impone il pensiero comune. Il rugby, nel corso del mese appena trascorso, ha semplicemente vinto. Nessuno si ritenga autorizzato a cullarsi sugli allori e inizieremo a divertirci sul serio.
01 / 12 / 2009
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