Una Nazionale di problemi
Di seguito il mio articolo pubblicato oggi su "AIR News".

Deciso: se il tour estivo dovesse andarci male, c’è sempre lo Zelig a cui magari inviare un curriculum. La battuta più carina è quella rivolta al tecnico degli avanti Carlo Orlandi. Lui ironizza: “Ma quali problemi in mischia? Abbiamo sei piloni”; e un cronista affonda: “Ma se c’è mancato poco che convocassero pure te…”.
Scherzi a parte, il raduno dell’Italrugby iniziato ieri sera alla Borghesiana, in vista del tour in Sudafrica e Argentina, verrà ricordato perché effettuato sotto l'insegna dell’emergenza. Tra infortunati ed elementi impegnati per l’epilogo di Top 14 e Pro D2 francesi, ben sette sono stati i piloni che hanno dovuto dire “No” a Nick Mallett, anche se il ct sudafricano sottolinea che “quelli che abbiamo chiamato non sono mica seconde scelte”. D’accordo, ma c’è una prima linea tutta da assemblare in vista dell’esame del 21 giugno, quando a Città del Capo (diretta Sky) gli azzurri si troveranno davanti i campioni del mondo del Sudafrica. Appena una settimana dopo, a Cordoba, sarà l’Argentina, che da sempre impartisce lezioni di mischia al mondo, a testare i nostri. Garantisce il neocapitano e fresco di scudetto Leonardo Ghiraldini: “Contro l’Irlanda, al Sei Nazioni, ci siamo organizzati in una settimana. Stavolta abbiamo dieci giorni a disposizione”.
Insomma, la frescura della Borghesiana concilia pensieri positivi. Attorno al Park Hotel, dove soggiorna anche la Nazionale di calcio femminile, si aggirano Alejandro Moreno (Leicester) e Ignacio Rouyet (MPS Viadana, esordiente in azzurro), cui toccherà il compito di sopperire alle assenze di cui sopra, e le altre facce nuove Riccardo Pavan (“Lo proveremo all’ala”, sottolinea il coach dei trequarti Jean Philippe Cariat), Gonzalo Garcia e Luke McLean. Meglio, il chiacchierato Luke McLean, estremo/apertura del Cammi Calvisano in procinto di vestire una maglia da titolare in mediana. Ma Mallett precisa: “All’apertura proverò sia lui che Marcato. Per quanto riguarda Masi, lui vuole il ruolo di centro ma nel Sei Nazioni ha giocato cinque match da numero 10, dimostrando di poterlo fare”. Tra le righe: “(Ri)Provo pure lui”.
IL “CASO” MARCATO… Tra i diretti interessati Andrea Marcato. “Estremo o apertura l’importante è giocare – ammette sorridendo –. A Treviso ho trascorso due mesi in panchina. Arrabbiato? No, è una scelta tecnica che rispetto”.
Finora il ragazzo ne ha sentite tante: “E’ troppo leggero”, “Non ha esperienza ai massimi livelli”, “Avrebbe bisogno di esperienze più importanti come il Top 14”, ma anche incassato un positivo "Come faccio a valutarlo se il Benetton in mediana fa giocare un sudafricano di 34 anni?" firmato Nick Mallett. Comunque sia Marcato “rimane” Andrea Marcato. “Dovrei restare a Treviso. Ho parlato sia con Munari che con Smith e mi hanno dato l’ok”.
…E QUELLO STAIBANO Gente che viene, gente che va nel raduno azzurro e, in periodo di penuria in mischia, il nome Fabio Staibano viene quasi spontaneo. Per alcuni rimane il “Cassano del Rugby” per via della difficoltà nel gestirlo. La chiamata nel Castres, club con cui trascorrerà le prossime due stagioni, è dunque da salutare postivamente. “Spero che l’esperienza lo aiuti nel suo percorso di crescita – dichiara Orlandi –. Per quanto ci riguarda, anche nei momenti difficili club e Federazione gli sono stati accanto”.
UN LENTO SUPER 10 Lavati pertanto i proverbiali panni in casa propria, gli azzurri si preparano a confrontarsi contro gli Springboks, un paio di gradini più su nella scala evolutiva rugbystica. E Mallett torna al suo pallino: “Il Super 10 non è ancora un campionato di alta levatura. I club italiani a livello organizzativo crescono, ma rimangono più o meno allo stesso livello delle società della seconda divisione francese”.
E quanto al gioco? “I sudafricani sono forti – risponde il ct che a Città del Capo ritroverà la sua famiglia – ma anche veloci. Soprattutto le terze linee sorprendono sotto questo punto di vista. Vengono tutti dal Super 14 e lì i ritmi sono frenetici, cosa che non accade nel nostro campionato”.
Mettere le mani avanti in previsione di una probabile quanto rovinosa caduta all’indietro? In periodo di figuracce azzurre – Donadoni docet – quella dell’ItalRugby dovrebbe passare inosservata. Ma giugno è mese d’esperimenti, non certo di sentenze.
Foto: Pino Fama 11 / 06 / 2008
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